Il 29 agosto 1959, il medico triestino Cesare Olgiay, che esercitava la professione a Napoli, fissò in 131,35 metri il record di immersione con autorespiratore ad aria. Insieme a lui il collega napoletano Alberto Novelli ed Ennio Falco, grandissimi campioni di caccia subacquea e non solo: Novelli per lunghi anni aveva trascurato la sua professione di medico chirurgo, per stabilire due volte, nel 1951 e nel 1956, insieme a Ennio Falco, il primato mondiale d’immersione in apnea, rispettivamente con 35 e 41 metri strappandolo al primo al mondo che avesse mai affrontato questa prova: il Comandante Raimondo Bucher. Per via di alcune circostanze contingenti, sia Novelli sia Falco dimenticarono di punzonare il cartellino di plastica fissato al cavo guida alla quota prestabilita. Ufficialmente, quindi, il singolare record è stato attribuito al solo Olgiay. Ma nessuno dei presenti alla prova (tra i quali chi scrive) ebbero dubbi sul fatto che a -131 arrivarono anche Falco e Novelli.

I tre respirarono con il “polmone erogatore” Explorer, brevetto Novelli-Buggiani, messo in commercio in quello stesso anno dalla Pirelli che lo produceva. Dell’erogatore Explorer del dottor Novelli e del tecnico dell’Italsider di Bagnoli Pietro Buggiani (stava a Novelli come l’ingegnere dell’Air Liquide Émile Gagnan stava a Jacques-Yves Cousteau) furono prodotti tre modelli: Maior, Standard e Minor. L’erogatore Explorer fu il primo “bistadio” al mondo. Fino ad allora, infatti, l’ARA era “monostadio”: una scatola rotonda di lamierino di ottone cromato che si fissava tramite l’apposito attacco riduttore di pressione direttamente alla rubinetteria di una coppia di bombole; da questa scatola, opportunamente sforacchiata, che conteneva il “cuore” dell’autorespiratore - la membrana di gomma che equilibra la pressione dell’aria erogata con quella idrostatica - partiva da destra un tubo corrugato di gomma flessibile l’altra estremità del quale terminava nel boccaglio; dal lato sinistro del boccaglio un altro corrugato, attraverso una valvola di gomma “a becco d’oca” nascosta nella stessa scatola, serviva allo scarico dell’aria espirata. Le bombole dell’ARA monostadio dovevano essere indossate in modo che la scatola dell’erogatore fosse mantenuta all’altezza delle scapole, in corrispondenza dell’apice dei polmoni: infatti se fosse stata più in alto o più in basso, e a secondo della posizione assunta dal subacqueo, l’apparecchio sarebbe andato in erogazione continua oppure avrebbe provocato un sensibile affaticamento respiratorio. Con l’Explorer, invece, le bombole andavano indossate con i fondelli in alto e alla rubinetteria si fissava il primo stadio, un riduttore di pressione, dal quale una frusta portava l’aria a un soffietto a due valve da collocare in alto sul petto, all’altezza dell’apice dei polmoni, nel caso dei modelli Standard e Maior; direttamente al secondo stadio – del tutto simile a quello degli erogatori moderni – e quindi alla bocca del sommozzatore nel caso del modello Minor. Lo sviluppo dell’idea e la progettazione furono
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HDS NOTIZIE N. 34 - Settembre 2005 - pag. 17 dalla membrana del secondo stadio era quello di un freno di bicicletta: che presto si arrugginiva e doveva essere sostituito prima di affrontare una immersione successiva. Le prove in mare degli Explorer fecero correre seri pericoli agli sperimentatori volontari Ennio Falco e Claudio Ripa. Quest’ultimo una volta se la cavò assai fortunosamente da un guasto a quota -70. “Meno male che il Signore ci ha conservato Claudio…” fu il commento del dottor Novelli alzando gli occhi al cielo. E per questo, da allora, fu per tutti “ ‘o prévete”, il prete. Dal canto mio feci diverse immersioni di prova con l’Explorer Standard. E siccome nella metà degli anni ’50 del Novecento l’attività subacquea si identificava con la caccia, feci notare ad Alberto Novelli che quando si penetrava in una tana per perseguitare un cernione bisognava prestare molta attenzione al soffietto a due valve fissato al petto: tenerlo premuto contro il fondo voleva dire bloccarlo e quindi impedire la respirazione. Dal soffietto – che funzionava da sacco polmone e quindi senza la membrana equilibratrice – partiva il corrugato verso il boccaglio, mentre il corrugato di scarico, con la valvola “a becco d’oca” fluttuava libero in acqua. Il modello “Minor” non aveva il soffietto ma un vero e proprio secondo stadio, applicato direttamente al boccaglio e dotato di membrana equilibratrice: era quindi del tutto simile ai moderni erogatori bistadio; il modello “Maior”, dotato anche di un dispositivo per la depurazione dell’aria espirata mediante cartuccia di calce sodata, anticipava di 40 anni i moderni “rebreathers”. (n.ro 44 nel disegno) Con questo innovativo erogatore Ennio Falco, Alberto Novelli e Cesare Olgiaj per molti anni si dedicarono alla raccolta del corallo rosso negli abissi della Sardegna. Ennio morì nel 1969, Cesare nel 1971, Alberto ritornò all’antica professione e aprì uno studio dentistico a Prato.